OMEGA 3: UN TOCCASANA CHE GIA’ CONOSCIAMO….
Abbiamo spesso parlato degli Omega 3 nei termini dei numerosi benefici che la combinazione di EPA(acido eicosapentaeonico, che aiuta e sostiene il cuore, il sistema immunitario e le reazioni alle infiammazioni) e DHA (acido docoesaeonico, utile per il cervello, gli occhi e il sistema nervoso centrale) porta al nostro organismo naturalmente incapace di sintetizzarli…e spesso anche poco “istruito” ad assumerli mediante dieta o opportuna integrazione.
Ma se la tradizione alimentare del nostro Vecchio Continente, storicamente portato alla pesca, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, ci ha – in parte – salvaguardato dalla carenza di questi preziosi acidi grassi, lo stesso non si può certo dire per la famigerata dieta americana, che della “dieta” in senso comune pare non avere proprio alcuna caratteristica….
Ma questo si sa già.
MA SE MANCANO…?
Quel che c’è di nuovo, e di alquanto preoccupante, sono i risultati di uno studio condotto dalla Università di Harvard, in collaborazione con il CDC (Center for Disease Control).
A quanto pare, infatti, la carenza di Omega 3 causa da 72.000 a 96.000 morti all’anno negli USA, inserendosi all’ottavo posto tra le cause principali di morte per gli americani, con maggiore incidenza rispetto all’alcol e al basso consumo di frutta e verdura.
Ma andiamo nel dettaglio delle ricerche recentemente effettuate.
FATTORI DI RISCHIO E CAUSE PREVENIBILI DI MORTE: LO STUDIO
Cominciamo col dire che la conoscenza del numero di morti causate da fattori di rischio è la condizione necessaria per una appropriata politica sanitaria e per la definizione delle priorità di intervento.
Una valutazione complessiva delle cause di mortalità, utilizzando metodi coerenti e comparabili, deve tenere conto di diversi fattori di rischio, a loro volta variabili in base alla dieta e allo stile di vita,.
Questi i fattori presi in esame: glicemia e pressione alte, colesterolo (LDL), sovrappeso-obesità, dieta ricca di acidi grassi trans e sale e povera di acidi grassi polinsaturi, scarso apporto di Omega 3 , scarso consumo di frutta e verdura, inattività fisica, alcol e fumo.
I dati sulle esposizioni ai diversi fattori di rischio nella popolazione degli Stati Uniti a livello nazionale, sono stati presi da indagini sanitarie rappresentative e statistiche di mortalità per malattie specifiche elaborate dal National Center for Health Statistics.
Ne è derivata un’importante stima relativa alle morti per malattie specifiche, attribuibili a tutti i livelli non ottimali di esposizione a ciascun fattore di rischio, per età e sesso.
FATTORI DI RISCHIO E CAUSE PREVENIBILI DI MORTE/2: UNA CLASSIFICA PREOCCUPANTE
Nel 2005, il fumo e l'ipertensione sono stati responsabili rispettivamente di 467 mila e 395 mila decessi, pari a circa uno su 5/6 morti negli adulti degli Stati Uniti. Sovrappeso-obesità (216 mila) e l'inattività fisica (191 mila) sono stati ciascuno responsabile di circa 1 su 10 decessi.
L’abuso di sale ne ha provocati 102.000, il basso consumo di acidi grassi Omega 3 è causa di ben 84.000 decessi (il tristemente famoso ottavo posto) mentre il consumo eccessivo di acidi grassi trans è responsabile di 82.000 morti.
Anche se 26.000 morti per cardiopatia ischemica, ictus ischemico e diabete erano prevedibili a causa del consumo di alcol, ci sono stati 90.000 morti che, oltre ad altre cause esterne, sono imputabili a malattie cardiovascolari, tumori, cirrosi epatica, pancreatite e diverse conseguenze del consumo di alcolici.
E, tanto per chiudere il cerchio, si tratta di patologie che sono in buona parte limitabili e prevenibili da una corretta integrazione di Omega 3…
UNA NUOVA CONCEZIONE DELL’ALIMENTAZIONE
Per la prima volta, forse, l’importanza dell’integrazione a base di Omega 3 non viene vista come il semplice compendio per un’alimentazione sana e un benessere globale, bensì come un elemento in mancanza del quale si può mettere seriamente a rischio la nostra stessa vita.
Lo stesso Dott. Andrew Shao, vice presidente del Council for Responsible Nutrition (CRN), dopo aver constatato come il consumo di Omega 3 da parte della popolazione americana sia ancora decisamente sotto le dosi raccomandate, ha ribadito come l’analisi condotta dai ricercatori di Harvard possa contribuire a rafforzare il forte e soprattutto attivo legame tra un’alimentazione bilanciata e corretta con la salute e longevità di ogni individuo.
Dr. Lucio Lorusso
Zone Consultant