In numerosi lavori scientifici, i valori di omega-3 circolanti, compresi quelli del plasma, dei fosfolipidi (considerati biomarkers) e dei lipidi totali ematici vengono presi in considerazione per determinare i fattori di rischio di mortalità cardiaca e di potenziale infiammatorio.
I livelli totali di omega-3 (principalmente rappresentati da EPA + DHA) attorno al 7,0% del totale degli acidi grassi nei fosfolipidi del siero sono stati associati a un minor rischio di malattia coronarica rispetto a livelli molto più bassi.
In campioni di sangue intero, il totale di omega-3 compreso tra 6,1 e 10,2% del totale degli acidi grassi è stato associato a un valore più basso, pari al 90% del rischio di morte improvvisa, rispetto a quei soggetti con livelli molto più bassi compresi tra 2,1 e 4,3%. Livelli elevati di EPA + DHA nei fosfolipidi sierici sembrano determinare una protezione significativa (fino al 70%) per il rischio di cardiopatia ischemica fatale.
In considerazione del potenziale pro-infiammatorio degli eicosanoidi derivati dall’acido arachidonico (AA), in contrasto con quelli derivati dall'EPA e con la formazione di resolvin E con potenziale anti-infiammatorio, bassi valori del rapporto AA/EPA in frazioni di lipidi circolanti vengono considerati complessivamente come un basso potenziale infiammatorio. Va osservato che in ampi settori della popolazione giapponese i livelli di omega-3 sono in media il 12% rispetto al totale degli acidi grassi dei fosfolipidi del siero, che equivalgono a circa il 10% del totale degli omega-3 nel sangue intero. In questa popolazione il rapporto AA/EPA è di circa 1,75 nei fosfolipidi del siero che è correlato con l'assunzione per lunghi periodi di tempo di circa 1500 mg di (EPA + DHA) al giorno.
Dr. Riccardo Pina
Responsabile Dieta Zona per l'Europa