Ci sarebbe quasi da stupirsi nel constatare che i corsi Zone Consultant richiamino un numero tanto elevato di medici e farmacisti, un numero, tra l’altro, che è in continuo aumento. In quello di Milano del 29 novembre 2009, per esempio, gli iscritti erano ben 270, provenienti da tutta Italia, oltre che dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Austria. Questo crescente successo, però, non deve meravigliare più di tanto. Si sa che da parte di molti – quelli con una mentalità più rigida, quelli incapaci di accettare le novità - c’è ancora un rifiuto aprioristico e un’ostilità preconcetta nei riguardi della zona, pur essendo questa strategia alimentare sicuramente salubre (propone tanta verdura, una buona quantità di frutta, proteine e grassi “sani”, carboidrati a basso indice glicemico, tanti polifenoli, poche calorie; tutto ciò, insomma, che indicano i dietologi con un buon livello di conoscenze), ma le cose stanno cambiando già da tempo. In molti ambienti, specie quelli scientificamente più evoluti, infatti, molti principi della zona – se non la zona nella sua totalità – sono stati già accettati.
Nello Zone Consultant di fine novembre 2009, in ogni caso, gli interventi dei vari relatori sono stati molto apprezzati dai presenti. Il personaggio principale della giornata è stato, ovviamente, Barry Sears, colui che della zona è l’inventore. Con la sua consueta efficacia, ha parlato – con dovizia di citazioni della letteratura, anche recentissima – delle basi scientifiche del suo metodo. Barry Sears, del resto, si aggiorna di continuo e in incessante evoluzione è altresì la sua visione del modo più razionale di nutrirsi. Un suo nuovo concetto che ha espresso in questa occasione è quello di intendere la dieta non soltanto come un mezzo per avere gli equilibri ormonali migliori possibili (quelli che ci garantiscono il benessere di oggi e del futuro), ma anche per agire sui geni. Ha definito la corretta alimentazione come una biotecnologia capace di zittire alcuni geni e di stimolarne altri.
Il prof. Bruno Berra, a sua volta, ha parlato dei lipidi bioattivi derivati dagli acidi grassi polinsaturi a lunga catena. Ha spiegato, per esempio, come l’assunzione di acidi grassi omega-3 (con il pesce o con l’olio di pesce) sia molto importante perché essi entrano nella composizione della membrana delle cellule. Se queste membrane fossero costituite soltanto da acidi grassi sauri, le cellule sarebbero come case senza porte né finestre; non sarebbero in grado, dunque, di comunicare in alcuna maniera con l’esterno. Gli acidi grassi omega-3, invece, rendono le membrane più flessibili e, soprattutto, dotate di quelle caratteristiche che danno alle cellule stesse la possibilità di scambiare molecole e informazioni con l’esterno. Questo è fondamentale per tutte le cellule, ma in particolare per quelle del sistema nervoso centrale, i neuroni.
Il prof. Enrico Arcelli ha riassunto i dati emersi da alcune ricerche compiute presso l’Università di Siena dal prof. Giuliano Fontani e dai suoi collaboratori. In alcune di esse si sono confrontati, in un gruppo di soggetti blandamente allenati, gli effetti della zona e della dieta suggerita dagli enti nazionali che si occupano di alimentazione; quelli della zona sono risultati ampliamenti migliori in termini di dimagrimento e di benessere. Hanno anche studiato i benefici dell’olio di pesce, risultato efficacissimo – nei confronti del placebo – nell’abbassare il livello di AA/EPA (ossia del rapporto fra acido arachidonico e dell’acido grasso omega-3 EPA), dei trigliceridi, dell’insulina, dell’omocisteina, ma anche dello stato dell’umore e dell’efficienza del sistema nervoso centrale, espressa come tempi di riflesso, specie di quelli complessi. A riprova di quanto interesse c’è nel mondo scientifico internazionale sulla zona, c’è il fatto che sono trascorse soltanto poche settimane (contro i molti mesi o addirittura gli anni, come solitamente succede) fra il momento nel quale i lavori di Fontani sono stati inviati all’European Journal of Clinical Investigation e la pubblicazione di essi.
Il dottor Riccardo Pina ha parlato, invece, dell’olio di pesce. Soprattutto ha risposto al quesito “Qual è il miglior olio di pesce?”. Ha spiegato quali caratteristiche esso deve avere e come si può sapere – grazie al sito di un ente indipendente, chiamato IFOS – quali sono, fra gli oli in commercio, quelli che sono senz’altro superiori agli altri, per esempio quelli che arrivano all’eccellenza, ovvero alle 5 stelle. Pina ha parlato anche della possibilità o meno di trovare acidi grassi omega-3 nei pesci. Ha sostenuto che alcuni pesci di allevamento non soltanto non forniscono quantità significative di acidi grassi omega-3, ma - per il fatto che sono nutriti con alimenti ricchi di omega-6 – apportano, paradossalmente, elevate quantità di questi ultimi acidi grassi!
La relazione del prof. Giovanni Scapagnini ha avuto come temi principali l’anti-aging e l’anti-stress. Ha spiegato come la longevità, specie quella raggiunta senza patologie invalidanti, è spesso una questione di alimentazione. Nelle località del mondo in cui in proporzione ci sono più centenari, in particolare nell’isola giapponese di Okinawa, del resto, gli abitanti seguono un’alimentazione salutare, ricca di pesce (selvatico, non certo di allevamento!), di tanta verdura, di proteine del pesce e della soia, di carboidrati quasi esclusivamente a basso indice glicemico e di tanti polifenoli, come le catechine del the verde e della curcumina del curry, oltre a quelle della verdura e della patata dolce color cremisi. Ha sottolineato altresì l’importanza fondamentale dell’attività fisica.
La dottoressa Gigliola Braga, autrice di best seller come “La zona italiana” e “Il grande libro della zona italiana”, a sua volta, ha spiegato come si possa passare dalla teoria alla pratica, vale a dire come – attraverso il metodo dei blocchi – si possano applicare sul singolo individuo i dettami della zona. Ha stupito alcuni dei presenti (ma certamente non coloro che già conoscevano questi concetti) il fatto che la dottoressa Braga abbia proiettato una slide nella quale si considera del tutto simile l’effetto sull’organismo (per esempio in termini di aumento del livello ematico dell’insulina) di un piatto di pasta e di una grossa ciotola di zucchero da cucina.
Il dottor Aronne Romano, invece, ha parlato della sua esperienza con molte migliaia di pazienti che egli ha portato a seguire la zona. In particolare ha sostenuto che il diabete di tipo II non è affatto una malattia incurabile; esso, anzi, può essere del tutto guarito con una dieta a basso carico glicemico (com’è la zona), abbinata all’attività fisica. Ha anche parlato di che cos’è davvero la dieta mediterranea; certamente non è quella dei piattoni di pasta o delle merendine, ma è quella che oltre 60 anni fa è stata studiata a Creta e che, nella sua essenza, era costituita da pesce, verdura, olio extra vergine d’oliva, poco vino, polifenoli ed erbe aromatiche.