Obesità ed età
Quello dell’obesità è un problema in costante crescita, ovunque se ne parla delineando un vero e proprio fenomeno sociale, cercandone le cause remote e i rimedi, soprattutto in termini di prevenzione.
Ma non sono molti gli studi che sono stati in grado di dare un quadro complessivo dei suoi effetti sulla mortalità, sull’incidenza delle patologie di diverso tipo e soprattutto della sua implicazione nella sempre maggiore condizione di infermità tra la popolazione più anziana.
News dalle Fiandre…
A questo scopo l’Erasmus Medical Center di Rotterdam condotto uno studio finalizzato a mettere in luce proprio l’influenza di sovrappeso e obesità attraverso l’analisi delle conseguenze in termini di aspettative di vita ma anche di effettivo numero di anni caratterizzati dalla piaga dell’infermità fisica (il cosiddetto YLD: years lost to disability) nelle persone più anziane.
Quasi 6 migliaia di partecipanti sono stati presi in esame correlandone il BMI (indice di massa corporea) e il WC ( circonferenza della vita, che nelle donne non deve superare 88 cm, ideale < a 80; nei maschi non sopra i 102 cm, ideale < a 95) con l’effettiva mortalità, le aspettative di vita e la qualità della stessa, in base all’incidenza della disabilità e alla capacità di "recupero" fisico dopo problematiche cardiache, circolatorie e nervose.
Su 2388 decessi, nei soggetti sani, lo studio non ha rilevato corrispondenze tra BMI/WC e la mortalità. Merito delle continue innovazioni in campo medico, scientifico e farmacologico, che contribuiscono ad allungare le normali aspettative di vita aldilà dell’immaginabile….
In compenso i risultati ci illustrano chiaramente come l’aumento di peso corporeo sia correlato ad un alto rischio di diventare - e soprattutto rimanere - infermi a seguito di patologie invalidanti, con stime preoccupanti soprattutto nelle donne (*)
…e dalla Toscana
Un ulteriore studio, stavolta condotto in patria e per la precisione nella ghiotta zona del Chianti, fa il punto sugli effetti del peggioramento della mobilità nelle persone anziane aventi condizioni di obesità combinata a scarsa forza fisica.
Se infatti, con il progredire dell’età, sia l’aumento di peso sia l’inefficienza muscolare sono problematiche assai diffuse e decisamente invalidanti per la salute e per le funzioni fisiche, la coesistenza di queste due condizioni diventa un vero e proprio ostacolo anche al più semplice movimento!
Analizzando un gruppo di soggetti di 65 anni e seguendone gli sviluppi fisici per ben 6 anni in termini di andamento del BMI e forza muscolare si è potuto verificare come le persone obese e con poco muscolo presentino una significativa e preoccupante diminuzione della velocità del cammino e una ridotta capacità di sviluppare nuove mobilità, rispetto agli altri del gruppo.
Queste stesse differenze subiscono un notevole, e anche prevedibile, attenuamento dopo gli 80 …ma negli anni precedenti?
Vivere “quanto”, ma soprattutto “come”.
Se negli anni ’60 l’aspettativa media di vita si assestava intorno ai 65 anni, oggi quella che potremmo chiamare la nostra potenziale garanzia di esistenza è di quasi 80 anni ( 78,20 per la precisione). Il progresso infatti lavora per dare all’uomo l’opportunità di vivere di più, ma è l’uomo stesso che ha il compito di vivere quanto più possibile bene, e cioè in condizioni di benessere e di abilità fisica. A questo punto ricordiamo che in Europa l’attuale aspettativa media di vita in salute si posiziona “solamente” intorno ai 69 : ciò significa che il cittadino medio europeo (con differenze tra i vari Paesi, dovute alle abitudini generali di vita) ha la prospettiva di dover affrontare almeno 8 anni di salute precaria alla fine della propria vita. Cosa fare per limitare il più possibile i rischi e le conseguenze negative innegabilmente correlati all’avanzare degli anni? Se su tanti fronti il nostro apporto risulta limitato ( almeno fino a quando non sarà messo a punto l’elisir di lunga – e sana- vita!) certamente ci sono ambiti in cui possiamo davvero fare la differenza.
A partire dal controllo del nostro peso e quindi dal …piatto!
Dr. Lucio Lorusso
Zone Consultant
(*) I test per la valutazione del grado di “disabilità” dei soggetti partecipanti al Rotterdam Study sono stati effettuati utilizzando lo STANFORD HEALTH ASSESSMENT QUESTIONNAIRE DISABILITY INDEX http://patienteducation.stanford.edu/research/haq20.pdf