Peso e ritmo circadiano
Gli studi sulla regolazione del peso corporeo hanno inquadrato quasi interamente la questione dell’assimilazione calorica e del correlato dispendio di energia. Ma recenti ricerche portate avanti sugli gli animali e poi approfondite sull’uomo, collegando l’equilibrio energetico e il ritmo circadiano ai parametri molecolari, fisiologici e comportamentali, fanno nascere l’idea che il tempo di assimilazione del cibo ( inteso come momento della giornata) possa giocare un ruolo primario nell’aumento di peso.
Indizi dall'uomo…
I primi input sull'esistenza di uno stretto nesso tra ciclo sonno-veglia e alimentazione derivano dall’osservazione, inizialmente puramente empirica e non documentata, di fenomeni apparentemente slegati fra loro, come il peso e le ore di sonno.
In particolare, all’interno dell' Integrative Cardiac Health Project del Walter Army Medical Center di Washington, Arn Eliasson ha seguito 14 infermiere volontarie in un programma che prevedeva consulenza nutrizionale, sessioni di attività fisica, gestione dello stress e miglioramento della qualità del sonno.
Le infermiere coinvolte sono state divise in due categorie, in base al tempo dedicato al sonno, della difficoltà ad addormentarsi e della qualità del sonno.
Il risultato è stato sorprendente: chi aveva dormito poco aveva un indice di massa corporea più alto rispetto alle altre! Eliasson ha spiegato i dati avanzando l’idea che la mancanza di sonno modifichi il bilancio ormonale riducendo la produzione di leptina, l'ormone della sazietà.
…conferme dagli animali !
A riconferma di quanto scoperto, Deanna Arble del Centre for Sleep and Circadian Biology della Northwestern University di Evanston (Illinois) ha dimostrato (pubblicando i risultati su “Obesity”) come i topi alimentati con una dieta ricca di grassi aumentino il proprio peso del 48% se il cibo è somministrato nelle ore in cui essi normalmente dormono, e del 20% se lo stesso avviene negli orari consueti.
Sempre nei topi, l'assunzione di fruttosio provoca l’aumento della pressione, ma l'incremento è più considerevole se lo zucchero è consumato nelle ore in cui gli animali dovrebbero dormire.
Idem per il metabolismo del sale, che è collegato ai ritmi circadiani.
Dr. Jekill e Mr. Hide
Ne deriva una considerazione di cruciale importanza: la stessa assunzione di un alimento nelle medesime quantità di notte o di giorno causa all’organismo effetti molto diversi tra loro…al punto che lo stesso alimento può essere ugualmente benevolo o deleterio!
Ma non solo…la stessa contrazione delle ore di riposo, in un regime di poca attività fisica e assunzione di eccessive quantità caloriche, aumenta l’ incidenza del Diabete di tipo 2.
Sempre nell’ambito dell’Università di Chicago si è dimostrato come la riduzione del tempo dedicato al sonno, sempre più frequente nel cosiddetto life-style occidentale, riduce la sensibilità al glucosio e aumenta la resistenza insulinica. L’indagine è stata condotta su 11 volontari sani ( 5 donne e 6 maschi) di età tra i 34 e 44 anni e indice corporeo di 26.5 ± 1.5 kg/m2 , che sono stati obbligati a dormire circa solo 5 ore a notte (un valore generalmente inferiore alla soglia minima di riposo).
Anche in Canada, una ricerca del consorzio internazionale Magic, partendo dai casi di circa 13 mila diabetici, ha dimostrato che quando il recettore della melatonina, ormone fondamentale per la buona suddivisione tra sonno e veglia, lavora male, il rischio di sviluppare la malattia aumenta del 20%.
Ancora nel reparto di Endocrinologia dell'Università di Nottingham (GB) hanno dimostrato che le variazioni nella percentuale di grasso bruno (il cosiddetto grasso antiobesità presente soprattutto nei neonati e negli animali che vanno in letargo) sono strettamente associate ai cicli sonno-veglia.
Ma pensiamo anche alle persone che lavorano di notte e a quelle che saltano la colazione, entrambe più soggette all’obesità e ai tumori….
Questione di equilibrio
Tutte queste sono prove sufficienti a dimostrare come l’alterazione dei normali ritmi circadiani abbia serie ripercussioni sul metabolismo e quindi la stessa grave problematica dell’obesità possa essere ancora una volta vista come una patologia derivante anche dalla perdita di importanti equilibri fisiologici.
Lo spuntino salva sonno
L’utilizzo di uno spuntino equilibrato nei tre nutrienti principali secondo le regole di bilanciamento previste dalla ZONA si dimostra utile per mantenere stabile il livello di glucosio nel sangue durante il periodo notturno. Tale spuntino consumato circa un’ora prima di coricarci aiuta a raggiungere velocemente il sonno e a mantenerlo per un numero adeguato di ore evitando l’ormai frequente fenomeno del “risveglio precoce”.
Dr. Lucio Lorusso
Zone Consultant