Curiosità …dal mondo dello spettacolo
Super Size Me è un film documentario del 2004 diretto ed interpretato da Morgan Spurlock, un filmaker statunitense indipendente. La pellicola segue un esperimento portato avanti dal regista che per un mese ha mangiato solamente cibo di una nota catena mondiale di fast food, tre volte al giorno, ogni giorno, interrompendo contemporaneamente ogni attività fisica e documentando tutti i cambiamenti fisici e psicologici avvenuti.
Prima dell'esperimento Spurlock, 33 anni, era in salute e magro, 188 centimetri di altezza per 84 kg di peso. Dopo 30 giorni ha guadagnato 11 kg e ha incrementato la sua massa grassa corporea del 13%.
A questo si sono aggiunti improvvisi e repentini cambi di umore e disfunzioni sessuali.
Questa è una prima, storica testimonianza degli effetti deleteri del cosiddetto junk food (o cibo spazzatura).
Un ulteriore resoconto sui catastrofici effetti di questo “stile alimentare” è stato recentemente fornito dal celebre ballerino Roberto Bolle che, a quanto pare, si è deciso ad abbandonare un’alimentazione a base di piatti precotti, snack e merendine varie, a favore di uno stile alimentare equilibrato che gli consentisse di mantenere una muscolatura tonica ed efficiente, assumendo dosi equilibrate di proteine e fibre e bandendo dai pasti le cosiddette “calorie killer” di grassi e zuccheri sfavorevoli.
“Il primo giorno è stato difficile, l’astinenza da grassi e zuccheri si faceva sentire”, racconta Bolle….e se lo dice lui!
Meccanismi neuronali in tilt!
Un’attualissima ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience affronta per la prima volta il tema del cibo-spazzatura nei termini degli effetti di vera e propria dipendenza che è in grado di causare all’uomo.
In uno studio effettuato su un campione di ratti, Paul Johnson e Paul Kenny dell'Istituto Scripps a Jupiter (Florida) descrivono reazioni analoghe a quelle che entrano in gioco in molte altre dipendenze.
Questi roditori si sono quindi dimostrati ancora una volta un’ottima base per comprendere certi meccanismi umani apparentemente sconosciuti, tra cui l’importante iter che conduce all’obesità.
Come nella dipendenza da fumo, alcol e droga, anche in quella dal junk food si verifica un vero e proprio indebolimento dell’attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa… quelli che in condizioni normali si attivano immediatamente appena si vive un’esperienza piacevole.
La ricerca americana ha infatti previsto che ai ratti, oltre ad una sana e leggera dieta usuale, venissero offerti diversi stuzzichini appetitosi a base di bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno subito apprezzato l’integrazione consumando più calorie e, di conseguenza, ingrassando. Ma non solo.
In poco tempo infatti la loro sensibilità alla ricompensa – e quindi il relativo meccanismo neuronale - è venuta meno, proprio come avviene in chi è affetto da altre dipendenze.
Lo stesso ritorno alla normalità, la cosiddetta “disintossicazione”, per ripristinare nel cervello il perduto meccanismo della ricompensa non è stata semplice né rapida.
L’obesità è una forma di tossicodipendenza
A questo punto la ricerca ha cercato di andare ancora più a fondo dei meccanismi psicologici della dipendenza, cercando di capire perché questa stessa condizione, negli animali così come nell’uomo, ci impedisce di interrompere l’assunzione di una sostanza anche quando quest’ultima è palesemente dannosa per la nostra salute! Per studiare al meglio questo aspetto, gli scienziati hanno associato il consumo dei cibi ipercalorici da parte dei ratti alla comparsa di un segnale luminoso e, successivamente, di un dolore ad una zampa.
I risultati sono stati sorprendenti: non appena si accendeva la luce, i ratti normali rinunciavano allo stuzzichino per non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.
Esattamente come avviene nella tossicodipendenza chi innesca una “dieta” a base di cibo spazzatura sente la necessità di dosi sempre maggiori per sentirsi bene e alla fine viene danneggiato proprio dalle sostanze di cui il suo corpo sembra non poter fare a meno.
La stessa perdita del controllo, come dicono i ricercatori, è il segno distintivo della tossicodipendenza: la prova definitiva che suggerisce come questa condizione e l’obesità abbiano basi neurobiologiche comuni.
Stati Uniti: uno scenario preoccupante
Un precedente studio pubblicato su Circulation da Rachel K. Johnson dell’Università del Vermont di Burlington rivela che i ragazzi americani assumono zuccheri in quantità media pari a 34 cucchiaini di zucchero puro al giorno, innescando così ripercussioni gravissime sulla linea e soprattutto sulla salute.
Nel variegato panorama del junk food i dolci, le bibite, le caramelle…e anche alcuni, apparentemente innocui, succhi in scatola o yogurt, che troppo spesso consideriamo salutari e naturali, svolgono un ruolo dominante! Gli zuccheri, infatti, si nascondono ovunque e il rischio di esagerare è assai concreto. Non a caso l’autentica pandemia di obesità, malattie cardiovascolari e anomalie metaboliche sta accrescendo sempre maggiormente lepreoccupazioni circa gli effetti negativi del consumo eccessivodi questi carboidrati sfavorevoli.
La stessa American Heart Association ha lanciato un appello invitando a ridurre l'assunzione di zuccheri aggiunti a non più di 100 calorie per giorno per le donne e non più di 150 calorie per gli uomini.
Dr. Lucio Lorusso
Zone Consultant