OBESITA’: LA SPERANZA AFFIDATA AGLI ORMONI
La scoperta dell’ormone soppressore dell’appetito,la leptina nel 1994 e dell’ormone stimolante dell’appetito,la grelina nel 1999 aveva fornito grandi speranze per la sintesi di farmaci efficaci sull’appetito. Poiché la grelina stimolava l’appetito, gli scienziati avevano teorizzato che rimuovere il gene sintetizzatore della grelina in animali da laboratorio avrebbe avuto l’effetto sperato: ma la rimozione del gene della grelina non ha dato alcun risultato apprezzabile.
Infatti i ricercatori hanno successivamente scoperto che eliminare il gene della grelina voleva dire anche eliminare l’obestatina, cioè l’ormone che decresce l’appetito. Entrambi, grelina e obestatina, sono codificati dallo stesso gene e il prodotto che ne deriva si rompe liberando i due ormoni peptidici “antagonisti”.
E’ molto raro che da una singola sequenza genica derivino più proteine e quello che rende il caso dell’obestatina ancora più insolito è che due proteine codificate dalla medesima sequenza genica hanno funzioni opposte: l’obestatina è infatti una sorta di anti-grelina.
“Sembra strano , ma a quanto pare Madre Natura a volte spinge acceleratore e freno allo stesso tempo”, questa è l’affermazione dei più famosi ricercatori mondiali nel settore, alla lettura dei dati pubblicati nel 2005 su Science dal team della Stanford University School of Medicine
LA “VACCINAZIONE” COME ALTERNATIVA
La grelina, prodotta dalle cellule P/D1 del fondo dello stomaco, come abbiamo detto, stimola l’appetito. I livelli di grelina si incrementano prima dei pasti e decrementano circa un’ora dopo. Prima della scoperta dell’obestatina la grelina era considerata il naturale complemento della leptina, l’ormone prodotto dal tessuti adiposo, che induce sazietà ove presente in concentrazioni elevate. In effetti però nei soggetti obesi si riscontravano frequentemente livelli alti di tale ormone (probabilmente in relazione alla notevole percentuale di tessuto adiposo) senza che l’azione “anti fame” si esplicasse in modo adeguato alla situazione.
L’attenzione quindi si è spostata sulla grelina determinando la creazione di un “vaccino” diretto contro il peptide e, quindi, potenzialmente utile per contrastare il fenomeno dell’obesità.
Il vaccino utilizza il sistema immunitario (gli anticorpi) per legare un bersaglio selezionato, in questo caso la grelina stessa, dirigendo la risposta immunitaria contro di essa. Tutto questo può impedire alla grelina di raggiungere il Sistema Nervoso Centrale , dove esplica l’effetto di stimolazione dell’appetito.
Ma tale azione però aumenterebbe il rischio di provocare anoressia.
Leptina, grelina e obestatina alla fine risultano essere un raffinato meccanismo di bilanciamento del nostro corpo per quanto riguarda gli stimoli della fame e quelli della sazietà: forse intervenire modificandolo “artificialmente” può riservarci cattive sorprese
IL PEPTIDE YY E L’APPETITO
Un’altra scoperta, nell’ambito della famiglia (ogni giorno più numerosa) degli ormoni proteici coinvolti nella regolazione fame/sazietà è il peptide YY (PYY) che è prodotto nelle cellule L della mucosa intestinale.
E’ costituito da 36 aminoacidi e presenta una grande omologia e funzione con il peptide pancreatico (PP).
L’azione del PYY è di inibizione delle secrezioni pancreatiche e gastriche e di riduzione dell’appetito.
Anche per questa molecola fervono gli studi per i possibili impieghi come farmaco anoressizzante nella cura dell’obesità.
E’ pur vero che il peptide YY è rilasciato nell’intestino in quantità proporzionale alla quantità di cibo ingerito e quindi maggiore è il contenuto calorico del pasto, maggiore la quantità dell’ormone secreto dalla mucosa, ma il fatto di trovare alti livelli di peptide YY nelle ragazze che soffrono di anoressia ci possono indurre al sospetto che l’uso sconsiderato di questa molecola come “farmaco” possa sfociare nelle condizioni opposte, ma altrettanto gravi, degli eccessi di consumo di cibo e dell’obesità che ne deriva
LE PROTEINE E IL CONTROLLO DELLA FAME NEI SOGGETTI SOVRAPPESO E OBESI
Se i farmaci anoressizzanti nel tempo hanno fallito la loro “missione” e, oggi, alla luce di tutti questi lavori anche l’intervento sugli ormoni che regolano i meccanismi di fame e sazietà mostra evidenti limiti, forse occorre pensare a soluzioni diverse, naturali e soprattutto non snaturanti i normali processi biochimici e fisiologici.
Ripensare a un maggiore e più definito equilibrio fra i componenti del pasto e a una più corretta distribuzione del cibo nella giornata potrebbe fornirci la soluzione.
E’ di poche settimane fa la pubblicazione di un interessante studio effettuato dai ricercatori del Dipartimento di Dietetica e Nutrizione dell’Università del Kansas assieme ai colleghi della Purdue University dell’Indiana.
Scopo di questo studio era determinare gli effetti di un maggior consumo di proteine e della frequenza di assunzione dei pasti sull’appetito, il senso di sazietà e la risposta ormonale in un campione di maschi soprappeso o obesi.
I soggetti hanno consumato diete normocaloriche, di volta in volta contenenti concentrazioni cosiddette “normali” di proteine (14%) oppure concentrazioni superiori, pari al 25% (calcolate su una dieta giornaliera di circa 2200 Kcal).
La distribuzione dei pasti veniva effettuata nell’arco di 12 ore con 3 occasioni (un pasto ogni 4 ore) oppure 6 occasioni (un pasto ogni 2 ore).
Tutto lo studio era randomizzato, con intervalli di 4 giorni tra l’applicazione di uno schema e l’altro.
Nell’arco temporale di assunzione dei pasti veniva valutato il tasso di glucosio nel sangue, la fame, il senso di pienezza, la risposta ormonale (insulina, grelina e peptide YY)
Indipendentemente dalla frequenza dei pasti una maggior concentrazione di proteine ha portato a maggior sazietà e all’aumento di peptide YY (l’antifame!).
Quantità maggiori di proteine determinavano un incremento della grelina (che è uno stimolatore dell’appetito), anche se in ogni caso tale aumento non influenzava negativamente la fame, il tasso di glucosio ematico e quello di insulina, forse per la contemporanea liberazione del peptide YY e dell’obestatina antagonista.
Indipendentemente dai valori proteici la distribuzione in 6 pasti (uno ogni 2 ore!) determinava invece minor pienezza e minor aumento del peptide YY, probabilmente a causa dell’inevitabile riduzione della quantità di cibi introdotta, in relazione alla maggior suddivisione dei pasti.
In compenso i 6 pasti riducevano significativamente i valori di glucosio e di insulina rispetto ai 3 pasti.
Anche se le sensazioni, legate alla fame percepita, e le risposte ormonali sono state contrastanti, le risposte correlate alla pienezza risultavano coerentemente superiori con un maggior apporto proteico, suggerendo tale scelta come la più indicata nei maschi soprappeso/obesi per contrastare la fame, eventualmente con l’accortezza di mantenere uno schema alimentare con 3 pasti principali e piccoli spuntini intermedi nel caso in cui l’intervallo di tempo tra un pasto e l’altro risulti superiore alle 4-5 ore.
Dr. Lucio Lorusso
Zone Consultant