E’ questo il titolo dell’articolo apparso sul Corriere della Sera di sabato 12 giugno - allegato in pdf - in cui il giornalista Mario Pappagallo esordisce presentando i sorprendenti numeri relativi ai libri sulla Zona venduti in Italia dalla casa editrice Sperling e Kupfer: un milione di copie, “con un picco di 400.000 firmato da Gigliola Braga, biologa nutrizionista capace di italianizzare il metodo di alimentazione saggia messo a punto dall’americano Barry Sears”. “Oggi così si può affermare che un italiano su quattro conosce la Zona”.
L’articolo continua riferendosi all’ultima pubblicazione della Braga “La Zona ti cambia la vita” in cui il metodo “è anche migliorato. Con gli anni succede. E’ finita l’epoca dei blocchi, che servivano a misurare meglio ciò che si mangiava, e la Zona di oggi è più efficace e molto più semplice. Aumentano perciò gli zonisti, quelli che negli States si definiscono zoner, soprattutto tra manager, star della musica e del cinema. E atleti, che trovano negli Omega 3 un integratore vincente”. “La nuova Zona è una cultura alimentare molto vicina al mangiar bene mediterraneo: assicura uno stato di benessere e il senso di sazietà”.
“E’ seguita da uomini (55%) e donne (45%) in una fascia d’età concentrata tra i 30 e i 45 anni. Molti i cultori celebri. In Italia da Claudia Gerini a Milly Carlucci, da Adriano Pappalardo a Linus. Gli <<I’m zoner>> pullulano tra le star di Hollywood: Demi Moore, Brad Pitt, Madonna….”
Nell’articolo compare anche il parere di Andrea Strata, docente di nutrizione clinica all’Università di Parma il quale commette un errore di valutazione quando qualifica la Zona come dieta iperproteica che prevede il 40% di proteine. In realtà questo metodo non consiglia il 40% di proteine, ma il 40% di carboidrati e il 30% di proteine, come viene precisato nell’articolo dalla stessa Braga. Strata afferma inoltre che “la quota minima di proteine deve essere di 0,6g per chilo della persona”. Facendo un simile calcolo però si rischia di somministrare a una persona in sovrappeso od obesa un carico proteico davvero eccessivo rispetto al suo reale fabbisogno giornaliero che va valutato non in base al peso complessivo (massa grassa compresa), ma, come fa la Zona, secondo l’attività fisica e la massa magra individuale, gli unici parametri adatti a stabilire le reali necessità proteiche. Strata conclude dicendo che servono “al massimo 100 g di proteine al giorno per una persona di 70-75 chili: con la Zona un uomo non in sovrappeso di 70-75 chili che svolge una modesta attività fisica (come Gianni, il protagonista dell’ultimo libro) non mangia più di 100 g di proteine al giorno.
Infatti la Zona non è una dieta iperproteica.